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Mauro Loguercio

Libretti


Giacomo Puccini
Tre Fughe, Scherzo, Crisantemi, 3 Minuetti, Tempo di quartetto

CD BIS 1006

Primo movimento

Che Puccini venisse da una famiglia di musicisti, e che costoro fossero da un paio di secoli al servizio del clero che da sempre governava Lucca appare chiaro in molti dei pezzi qui presentati. Anche qui, come nel caso di Verdi, siamo di fronte ad un operista puro che si adopera nella musica strumentale. Ma mentre in Verdi ciò avviene relativamente in tarda età, per Puccini si tratta di lavori brevi, di schizzi vergati con mano rapida su Block Notes.
Le tre fughe addirittura lavori di scuola, capatine in vari stili, dal galante della Prima al serioso "tipo Bach" della Seconda alla radiosa leggerezza mozartiana dellÕultima. Intendiamoci, tutti lavori sui quali non cÕè da scherzare, avercene di allievi così ai corsi di composizione in Conservatorio, mica come quell'asino di Verdi che a Milano abbiamo respinto all'esame di ammissione.
Poi c'è lo Scherzo che nessun compositore avrebbe disconosciuto, dimostra già l'interesse di Puccini per il colore folkloristico, che poi esploderà più avanti in Madama Butterfly e in Turandot.
Crisantemi è il brano più famoso della produzione pucciniana, scritto in una sola notte nel 1890 per la morte di Amedeo di Savoia, poco prima di Manon Lescaut (nel quale è usato come colore portante dell'ultimo atto). Vi si trovano ricercatezze armoniche che in seguito diverranno abituali e che denotano una ricercva di colore quasi orchestrale, dato che non sono usati quali procedimenti che portino a reali modulazioni. Il Movimento è costruito in forma di romanza, A-B-A, con una parte centrale che, dopo la desolazione dell'inizio, acquista accenti di grande struggimento. Anche qui, come in tutta la produzione di Puccini, si sentono ifluenze di vari aspetti del '900 eusopeo, filtrati attraverso quella spiccatissima cantabilità che lo avrebbe portato da lì a poco ad essere uno dei maggiori esponenti del teatro del '900.
Dei 3 Minuetti il 1o sembra sospeso fra leggerezza, cocotterie, stile galante e scherzo goliardico, quasi una scena del Quartiere Latino; nel 2o il materiale che servirà di lì a poco per l'inizio scintillante di Manon è qui risolto nel linguaggio raffinato del quartetto, con un trio di carattere orante. Il 3o usa un modo molto leggero, quasi un voler sfuggire con giovanile leggerezza - e consapevole di una capacità di scrittura magistrale - ad un maggior impegno. Disgraziatamente tutti e tre i Minuetti sono nella stessa tonalità, speriamo non generi noia. Tre cioccolatini, da non ascoltare troppo: se no vengono a noia, appunto.
Il Tempo di Quartetto è un primo Movimento in Forma di Sonata, dagli echi classicheggianti, che attinge i suoi modelli sicuramente dalla tradizione mitteleuropea: è come se Puccini avesse letto un paio partiture di Haydn o di Schubert, e poi gli fosse venuto voglia non tanto di confrontarsi bensì di comprenderne meglio la scrittura affrontando anch'egli la stessa forma. E così, come al passo di piccolo trotto, si dipana una graziosa e civilissima Prima Idea che, col suo carattere di opera buffa arriva sino alla contrastante Seconda Idea, di carattere disteso e plastico. Un breve sviluppo, in cui un paio di episodi in tonalità minore non variano la generale atmosfera serena di quersto movimento.


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