
Mozart scriveva questo genere di Serenate per intrattenimento, per allietare lo spirito dei ricconi dell'epoca mentre essi si dedicvano ad altre attività, spesso mentre costoro stavano mangiando. In effetti le due attività ci devono avere dei punti in comune, visto che sino a non molto tempo fa, e parlo dell'inizio del secolo scorso mentre i cantanti si adopravano compresi nelle loro attività più o meno ginniche, in quel di Parma, nei palchi del Teatro Regio, si andava giù copiosamente di malvasia e culatello.
Dunque Mozart scriveva queste cose un po' con lo stesso spirito con cui oggi si scrive la musica easy listening. Come poi gli venissero fuori 'ste cose qua rimane un mistero: era come se lui casualmente le trascrivesse, attingendo da altri territori, da altre galassie in cui queste cose si trovano come sassi per terra. Tranne che è come se di questi sassi fossimo composti noi, le nostre cellule, i nostri peli, pelle, carilagine, ossa, liquidi più o meno purulenti, articolazioni. E quando le sentiamo ogni tanto ci si stringe la pancia e ci diventano le orecchie rosse.
Lasciatemi immaginare ora che questa Serenata sia una giornata di Mozart: in musica siamo liberi di farlo.
Il 1o movimento, sorridente di vita, è come un viaggio in carrozza nella fresca campagna austriaca: i colori sono allegri ma non sgargianti, le forme delle case sono ad ancoli acuti, i contorni netti ma non taglienti, resi ancor più vividi e nitidi dalla luce mattutina.
Il 2o movimento, immerso nella luce del meriggio, è pervarso da toni più caldi, quasi filtrati dai vetri gialli di una vetrata a piombo. Il carattere è lusinghiero e discorsivo, come in un salotto.
Il 3o movimento è come uno scherzo, un piccolo scherzo viennese, frizzante ma bonario.