
non so voi. io fra i 12 e i 14 facevo, nell'ordine ed escluse le ore di scuola:
giuoco del pallone, 3 ore al di
giuoco con stecca e disco di gomma chiamato hockey sul ghiaccio, 6 ore alla settimana
appiccavo fuoco a oggetti vari formando pire di differente composizione e odore, mezzora tutti i giorni
disegnavo automobili, un ora al di
mi facevo sospendere a scuola
studio del violino meno possibile, mai piu di due ore al giorno
varie ed eventuali
Il gaio Felix, rampollo di un'agiata famiglia di commercianti ebrei convertitasi al cattolicesimo faceva probabilmente anche lui le suddette attività. Ma in piu assemblava insieme note, un po' come un bambino che modelli pupazzetti col pongo. E scriveva questi suoi pupazzetti in forma di quartetti d'archi, sonate per pf e sinfonie. 12, per l'appunto. Di cui alcune, onestamente, non sono piu che molliche di pane rappallottolate a bordo del piatto, ma alcune sono proprio entusiasmanti, dei piccoli David fatti da un Donatello dodicenne. Dentro, come si usa, segni d'affezione per i maestri del passato, soprattutto Mozart, ma anche Bach, Gluck. E ovunque un senso tedesco della musica, che è un po' difficile spiegare cosa significa, tranne che quando ascolti ti vengono in mente le scure foreste della Germania, gli Elfi, i gorghi dei ruscelli, la valle del Reno. Specialisti in questo genere di immagini sono: Weber, lui, Felix, per l'appunto, Schubert, un po' dopo Schumann, che certe volte in queste cose esagera: ancora dopo, continuando nell'esagerazione dei concetti, che è cosa un po' tipica degli abitanti di queste regioni, il campione di tutti, Riccardo Wagner. Questi sono proprio gli originali, hanno l'Aquila sul pasaporto.
La 10a sinfonia è in un movimento solo, e in questo mi fa venire in mente più una Musica di scena che una Sinfonia, o una Ouverture, tipo il Freischutz di Weber, per esempio (brano che detto per inciso io non degnavo di particolari attenzioni sinché un giorno che ero alla Scala mi capitò di sentirlo diretto da Carlos Kleiber. Ancora adesso, se chiudo gli occhi ma anche se gli occhi li tengo aperti aperti, mi vengono in mente le immagini che mi scorrevano davanti quella sera in quei dieci minuti: cappelli con la piuma di gallo cedrone, inseguimenti nella foresta con raggi di sole filtranti dai rami, fonti d'acqua fresche, fabbri che battono sull'incudine, la visione di una vergine avvolta nel suoi veli che appare improvvisamente. Insomma, la genesi del romanticismo.
La sinfonia inizia con un Adagio in un cupo si minore, nuvoloso come il cielo di Germania d'inverno: una di quelle giornate in cui non ci si vorrebbe alzare. L'umore cambia presto (siamo o no adolescenti? e allora lasciateci ancora sognare) e subito si fregia di un ninnolo rubato a qualche opera di Mozart. Se poi la musica può suggerire delle immagini, queste scale ascendenti alla fine dell'introduzione lo fanno egregiamente senza pudori, innalzandoci a un etereo re maggiore. Una pausa, un accordo isolato e il si minore di prima diventa proprio un cavaliere tipo quello di Weber, si anima di baluginanti luci che filtrano dai rami, il tutto mosso da un dinamismo, da una freschezza e da una vitalità che si trova solo nel Mendelssohn migliore, quello del Sogno di una notte di mezza estate, dell'Ottetto per archi, per intenderci.
Una seconda idea fatta per riprender fiato, e via di nuovo nel turbine dell'inseguimento. L'esposizione finisce con le stesse scale ascendednti di re maggiore che l'avevano preceduta. Un corto sviluppo, e una ripresa in cui le piccole e geniali variazioni rispetto all'Esposizione fanno la differenza.