
Primo movimento
Il piacere di inventare delle metriche irregolari, che abbiamo già incontrato spesso nel corso dei Primi Movimenti di questi Sei Quartetti, ben si addice al carattere enigmatico e misterioso di questa Prima Idea (ascoltate con attenzione le armonie staccate della seconda parte della terza e quarta battuta), che si svolge appunto nell'arco di sette battute. Nonostante l'inizio, questo movimento è forse il più accademico di tutti i Quartetti, solidamente ancorato nella sua struttura di 4/4. E' vero che la Seconda Idea con la sua nenia quasi canzonatoria introduce un elemento più lieve, ma da sola non riesce a dissolvere se non brevemente l'atmosfera cupa che permea questo Primo tempo.
Secondo movimento
Di tutt'altro carattere il Secondo tempo, che nella sua lievità settecentesca ci ricorda una Danza delle "Nozze di Figaro" per quella alternanza continua fra tonalità maggiori e minori, e arrivando nella sua tensione sino alla bellissima frantumazione ritmica della battuta 70. La Ripresa, con delle leggere variazioni ritmiche, porta alla Cadenza finale tutta affidata al Primo Violino, e conclusa ritmicamente da tutto il quartetto.
Terzo movimento
Il Terzo tempo parte con un bellissimo slancio ritmico e danzante, in un Tema che gioca sull'alternanza fra salti melodici e precise articolazioni, introducendo già alla quarta battuta il fraintendimento ritmico fra 3/4 e 6/8 (Hemiolia), subito seguito dalle sincopi. Un paio di energiche modulazioni, un bel Pedale di dominante su cui si innervano delle imitazioni, e ancora un poderoso Pedale di tonica concludono lo Scherzo. Il Trio, più articolato nella suddivisione dei ruoli rispetto ai Trii dei Quartetti precedenti, adopera l'elemento ritmico dell'incipit dello Scherzo, incuneandolo dapprima nelle parti di accompagnamento - quasi un ricordo dello spirito tronfio dello Scherzo - per poi mutarlo in un elemento quasi languido. Una bella Coda, e il ritmo diventa man mano minaccioso, per poi riprendere la dignità iniziale dello Scherzo.
Quarto movimento
In forma di Rondò, ma alternando in pratica solo due elementi fondamentali, questo movimento inizia con tre battute introduttive dal carattere turbinoso e affermativo. Il Tema, doloroso e appassionato, è uno dei pochi tratti ottocenteschi di questi Quartetti, ed è caratterizzato da due fermate in unisono, rispettivamente sul quinto e sul secondo grado. Il secondo elemento è al contrario solare e fresco, e porta ad una rincorsa di deliziose scalette mozartiane di sedicesimi che si alternano virtuosisticamente fra gli strumenti. Dopo il successivo Rondò, il secondo elemento modula drammaticamente a toni lontani, e tutto improvvisamente si ferma per inserire - quasi un cercare di fermare l'attimo - i tre momenti iniziali del Primo, Secondo e Terzo tempo. Ma lo smarrimento e l'autocontemplazione romantica non fanno parte del dizionario di Cherubini, e con eleganza ritorniamo nel discorso interrotto da poco, e quindi alla terza ripresa del Rondò. La Coda, quasi attonita, sembra esalare l'ultimo respiro, ma anche qui c'è poco spazio al sentimento, e le ultime battute ripartono con una sferzata di fiammeggiante energia - ahimè quasi un sorriso di circostanza - che conclude la sapiente immersione di Cherubini nella dimensione del Quartetto d'archi.