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Mauro Loguercio

Libretti


Johann Sebastian Bach
Concerto in la minore BWV 1041

Si tratta di cotta. Preadolescenziale ma non per questo meno intensa. E che, a distanza di una quarantina di anni, non perde la sua malìa, il suo interesse. Ed è fra l'altro una storia che accade probabilmente quasi a tutti da un trecento anni in qua. Un po' come il morbillo, prima o poi ci incappi. A me successe di perdermi per questo concerto verso i nove anni, casualmente, per colpa di un long playing (per gli under 20: detto anche ellepì o disco, si pronuncia lonplein. L'oggetto in questione era una specie di ciambellone nero che si faceva girare su dei portaciambelloni provvisti di una specie di braccetto mobile con un ago, il quale come un aratro esplorava la superficie del ciambellone traendone fuori suoni ogni volta un po' piu distorti. Fu soppiantato nel giro di un paio di anni dal cd). Dicevo del lonplein, che capitò nelle mie grinfie per tutt'altro motivo, perché dovevo studiare l'altro concerto di Bach per violino, il mi maggiore, tranne che Oistrach, in questo concerto, ci faceva l'amore, col suo violino. E sebbene dell'argomento all'epoca non sapessi niente, Oistrach mi fece capire. Tutto. Bach all'epoca ci aveva un'orchestra a disposizione, e anche probabilmente un qualche violinista fighissimo, visto il po'po' di cose che ha scritto per questo strumento: un esempio sopra tutti le sei sonate per violino solo, che hanno cambiato un po' la storia, e non solo dei violinitsti.
Questo concerto inizia con un lunghissimo tema di 24 battute affidato all'orchestra, tema che disegna per così dire la costellazione nella quale si muoverà poi il solista.
Il 2o movimento inizia su un motivo ostinato dei bassi, quasi l'enunciazione di un un teorema, al quale poi il violino cercherà di trovare la soluzione matematica, trovandola passando dritto nel profondo del cuore.
Il 3o movimento incomincia con l'esposizione di Fuga (cioé parte prima un gruppo di strumenti, poi la stessa cosa la fa un secondo gruppo, poi un terzo, etc. Fra Martino Campanaro, per intenderci) in cui il violino arabesca poi in passaggi virtuosistici e originali.


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